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Nelle situazioni critiche divento calmo. Anche troppo

Quando l’allievo Putin studiava alla scuola dei servizi, trovò scritto sulla scheda personale: «Platov (pseudonimo interno, la regola è mantenere l’iniziale del cognome, ndr) ha un debole senso del pericolo». Vladimir Vladimirovič ne restò impressionato. «È un tratto negativo, un difetto preso molto sul serio. […] La paura è come il dolore. Se senti un dolore nel corpo, c’è qualcosa che non va nell’organismo. Ho dovuto lavorarci parecchio, da allora». E poi: «Nelle situazioni critiche divento calmo. Anche troppo». Per stabilire: «Non gioco d’azzardo».
Eppure all’ex ragazzo di strada di umile famiglia leningradese che s’infilava nelle risse di cortile torna in mente un episodio dei tempi universitari. «Ero in macchina con il mio istruttore. Un camion carico di fieno mi arrivò sulla corsia di fronte. Il mio finestrino era aperto e il fieno aveva un magnifico odore. Incrociando il camion, sporgo la mano per acchiappare il fieno. E bam! La mia vettura sbatte contro il camion […] e si mette a girare su due ruote». Miracolosamente, la Zaporožec ritorna in linea. L’istruttore ammutolisce, poi: «Tu ti prendi dei rischi».
Le ultime righe delle sue «confessioni» potrebbero essere stampate oggi: «Ci sono delle cose che si fanno e che non si riesce completamente a spiegare. Che cosa mi ha attirato verso quel camion? Forse proprio quel fieno che odorava tanto di buono» [Vladimir Poutine. Premiére personne, p. 57].
Che cosa ha attirato Putin verso l’avventura ucraina? Se lo saranno chiesto molti russi, a cominciare dai boiardi che il 24 febbraio proprio non riuscivano a darsi ragione dell’azzardo del capo. E tenevano a far sapere di non essere stati consultati. Delitto di lesa anticamera. Sì, Putin/Platov non sembra ancora aver sviluppato un giudizioso senso del pericolo, lui che nella conversazione tiene al tratto loico, alla concatenazione degli argomenti. L’autarca pare autistico. Non apprezza il confronto con i contrarians, né sembra disposto a spendersi nella rieducazione dei burocrati accidiosi affetti dalla sindrome di Oblomov. Quando il corridoio s’occlude agli ambasciatori di cattive notizie e d’opinioni non richieste, il problema del capo ricade tutto intero sul paese. Finché questo non ricada sul capo.
Oggi la Russia è su due ruote come la vecchia Zaporožec. Non potrà restarvi a lungo. I casi sono tre: gli pneumatici tornano a scorrere insieme sull’asfalto riparato dopo i bombardamenti, per salvezza e gloria dei russi e del loro capo; i russi si stancano di tanta perigliosa acrobazia, cacciano il capo e con un’altra guida cercano una nuova strada, da percorrere eventualmente soli o sotto l’egemone, qualunque sia; o tutti insieme scompaiono nel burrone verso il quale li ha indirizzati il «debole senso del pericolo» del compagno Platov. In ogni ipotesi noi italiani ed europei pagheremo prezzi alti, forse altissimi, che nel mondo ante-24 febbraio nemmeno potevamo concepire. Nell’ultima, definitivi.


Platov non ha paura, editoriale di Il caso Putin, Limes, 4/2022, pp. 20-21


14 luglio 2006: George W. Bush e Vladimir Putin accanto alla prima auto del presidente russo, una Zaporozec, prima di partecipare a una cena sociale al Palazzo Konstantinovsky di Strelna, in Russia. Foto di Eric Draper

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