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La foresta della musica

Ieri mattina ho mangiato un buon panino sotto l’abete rosso dedicato all’artigiano Bruno Deotto, lungo il sentiero degli alberi di risonanza che da Valbruna penetra nella foresta millenaria di Tarvisio, a pochi chilometri dal confine friulano con l’Austria.



L’abete rosso dedicato a Bruno Deotto

A una quindicina di metri alla sinistra dell’albero, forse il più imponente della zona, c’era la ceppaia di quello che un tempo era suo fratello e sul quale, anni fa, cadde la scelta dei boscaioli della zona che avevano ottenuto dalla forestale il permesso di abbattere uno dei due esemplari, per ricavarne il legno necessario alla produzione di strumenti musicali che risuonano nelle più prestigiose orchestre di tutto il mondo.



La Foresta di Tarvisio infatti (insieme a sole altre tre su tutto il territorio nazionale: la Magnifica Comunità di Fiemme, i boschi di Paneveggio e la Foresta del Latemar) è popolata da questi monumentali abeti rossi (Picea excelsa), la cui età varia dai 200 ai 250 anni, caratterizzati da un peso specifico maggiore del 16% rispetto a quello dei comuni abeti, da una maggiore resistenza alla flessione (+20%) e alla pressione (+30%), e cresciuti molto lentamente su un suolo povero di sostanze nutritive e perciò contraddistinti da una serie di anelli concentrici molto ravvicinati. Tutte caratteristiche che rendono il loro legno perfetto per la fabbricazione di strumenti musicali (soprattutto violini) di excelsa qualità.


         


A farmi innamorare di queste piante e della loro storia è stato Daniele Zovi, che nel suo Alberi sapienti e antiche foreste scrive:


Di tutto l’albero, il tronco è la parte che assume una quantità infinita di forme e impieghi. Siamo circondati in ogni momento e dovunque da quel materiale meraviglioso che è il legno: docile e resistente, elegante, caldo, ma mai del tutto domo; segato, essiccato, piallato, eppure ancora vivo. Qualche volta il suo impiego si contorna dei toni della magia.
È il caso del legno di risonanza: chi ascolta un violino, una viola, un violoncello in realtà non sente le corde, ma la cassa armonica che, vibrando come una membrana, trasmette i suoni all’aria circostante. Per gli strumenti di alta qualità non si è ancora individuato un altro prodotto sintetico in grado di sostituire il legno, ma non un legno qualsiasi, bensì quello dell’abete rosso. Così l’alta tonalità sonora che si vuol raggiungere con il violino, la chitarra, ma anche con il pianoforte, il clavicembalo, il contrabbasso e il violoncello ha bisogno del tronco di abete. Il bosco è la principale fonte di materia prima per chi produce musica.


È con queste parole in testa che, finito il panino, mi sono alzato dal masso su cui ero seduto per leggere la storia dell’abete Deotto. E questo è quello che è successo quando ho avvicinato lo smartphone al QR code nell’angolo in basso a destra del pannello illustrativo:



Lungo il torrente Seisera con la Catena Jôf Fuârt-Montasio sullo sfondo

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