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Les Misérables

 

Da qualche mese sono abbonato a Mubi, una piattaforma streaming dedicata al cinema indipendente che ogni giorno, per un mese, propone un film in cartellone, oltre a rassegne, monografie e cortometraggi in lingua originale (spesso, ma non sempre, con i sottotitoli anche in italiano).

E proprio in un cortometraggio mi sono imbattuto ieri, Les Misérables, diretto nel 2017 dal regista francese di origini maliane Ladj Ly: la storia di una giornata ad alta tensione trascorsa da tre poliziotti della sezione anticrimine di Seine-Saint-Denis — uno dei quali, Pento, si è appena aggregato all’unità — nelle strade della banlieu di Montfermeil, dove i Thénardier dei Miserabili di Victor Hugo avevano la loro locanda.
Ho scelto di guardarlo perché la breve sinossi e il fotogramma di apertura del corto mi hanno immediatamente riportato alle vicende e alle atmosfere dell’Odio, il capolavoro di Mathieu Kassovitz uscito nel 1995 e diventato un manifesto estetico e politico di ineguagliata bellezza.



Oggi scopro che dal questo cortometraggio Ladj Ly ha ricavato un film omonimo, vincitore del premio della giuria all’ultima edizione del Festival di Cannes e candidato a rendere la vita difficile al grande favorito per la categoria Miglior film straniero ai prossimi Oscar.

Tra due settimane Les Misérables uscirà anche nelle sale italiane.
Se manterrà le aspettative create dall’omonimo cortometraggio, La Haine avrà finalmente trovato il suo erede.

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