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2022: ALBE E APPUNTI


Nuovo anno, nuova rubrica e nuova alba dal terrazzo.
Ho iniziato a leggere gli Appunti di Elias Canetti (traduzione di Renata Colorni, Gilberto Forti, Furio Jesi e Ada Vigliani) e dopo poche righe ho avuto conferma di una mesta consapevolezza: più gli anni passano e meno cose la mia memoria trattiene.
Tuttavia ci sono parole che vanno trattenute con la forza, e l’unico modo per farlo è fissarle in qualche modo da qualche parte.
E visto che il solo spazio che ho a disposizione è questo, per tutto il 2022 — sperando l’editore non si arrabbi — isserò sulla Piattaforma un’accurata selezione degli appunti di Elias, scritti tra il 1942 e il 1972, mentre l’autore era alle prese con Massa e potere, «l’opera della mia vita».


Divenne indispensabile che mi creassi una valvola di sfogo, e al principio del 1942 la trovai precisamente nel quaderno di appunti. La loro libertà e spontaneità, la convinzione che i quaderni stessero a sé e non servissero ad alcuno scopo, l’assenza di responsabilità, per cui non li rileggevo mai e non vi correggevo nulla, mi salvarono da un irrigidimento fatale.



Il primo appunto, scelto dopo essere rientrato dalla prima camminata del nuovo anno, appare a p. 18, in tema con quello che abbiamo vissuto e con quello che vivremo.


L’origine della libertà sta però nel respirare. Chiunque ha potuto respirare qualsiasi aria, e la libertà di respirare è l’unica che fino a oggi non sia stata realmente distrutta.



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