17 settembre 1971 — La classe operaia va in paradiso


Oggi, ma cinquant’anni fa, nelle sale cinematografiche italiane usciva La classe operaia va in paradiso, tredicesimo film di Elio Petri, vincitore della Palma d’Oro al festival di Cannes del 1972 (ex equo con Il caso Mattei di Francesco Rosi).
Quanto mi manchi, caro Lulù.
Mai avrei pensato che un milanista potesse mancarmi tanto.
Mi manchi a tal punto, Lulù, che tra circa un mese, quando finalmente tornerò a Torino per il Salone del Libro, anziché fermarmi al Lingotto tirerò dritto, salirò su un bus e, dopo aver percorso viale Unione Sovietica, scenderò in corso Tazzoli, proprio davanti a due delle 32 porte che, cinquant’anni fa, venivano varcate ogni giorno da 55.000 operai diretti alle officine di Mirafiori, lo stabilimento meccanico più grande d’Europa.
E anche se so benissimo che tu mica a Mirafiori lavoravi, ma alla B.A.N. di Milano, percorrerò per intero i dieci chilometri di perimetro di quel mostro che oggi, ha scritto Enrico Deaglio, «è una specie di corpo morto, di Casa Usher in rovina e abbandonata, con l’erba che cresce nei viali».
E lo farò per due motivi: per verificare se c’è qualcosa là intorno — magari proprio quel monumento invocato da Deaglio — che ricordi quella stagione di furore. Ma soprattutto nella speranza di incrociare una faccia simile alla tua che si aggira nei paraggi, per invitarla a bere birrini al bar e a parlare del prossimo derby e del culo dell’Adalgisa.


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