Pino Roveredo – Ferro batte ferro

Da ex detenuto a Garante, vi racconto perché il carcere ora è un'istituzione illegale

«La notte, in carcere, diventa il riassunto del tempo e indietro ti torna tutto il tempo che ti manca. Le passeggiate senza l’obbligo del circolo, la bellezza di un caffè consumato al tavolo di un bar all’aperto, un cinema, la pizza in compagnia. Il tempo ti riporta indietro, goccia dopo goccia, la meravigliosa ipotesi di un bacio dato con le labbra dell’amore, la carezza di un padre sopra l’incertezza bambina, l’abbraccio di una madre quando voleva imprigionare la tua fuga.»

 

Si dice “Garante per le persone private della libertà personale”. S’intende chi entra nelle carceri per capire, parlando con i detenuti, cosa si può fare per migliorarne le condizioni. Non è uno di quei compiti da svolgersi al riparo di una scrivania e dietro lo schermo di un pc. E nemmeno un ruolo per cui è sufficiente il pelo sullo stomaco. Ma questa è la fine della storia. L’inizio della parabola che ci narra Pino Roveredo è il giorno del suo arresto e le settimane in cui lui era il carcerato.
Un libro fatto di storie, umanità, poesia e rabbia, di libertà negate e di sogni. Un’analisi lucida sulla condizione delle carceri, sul mondo invisibile di un’istituzione totale, sulle relazioni umane tra i detenuti, sulla privazione del tempo e dello spazio. Con la sua straordinaria prosa, Roveredo si pone ancora una volta dalla parte degli ultimi, di coloro che sono rinchiusi in una cella e che non hanno possibilità di riscattare una vita di salite.