Duncan Hamilton – Momenti di gloria

La vita di Eric Liddell, da eroe olimpico a martire moderno

«Ho fatto i primi 200 più veloce che potevo.
Poi gli altri 200 con l’aiuto di Dio.»

 

Sono sufficienti poche note della colonna sonora di Vangelis per evocare i fotogrammi di Momenti di Gloria, il capolavoro di Hugh Hudson che celebra il doppio oro conquistato dall’atletica leggera britannica ai Giochi di Parigi del 1924. A vincere i 100 metri fu l’ebreo inglese Harold Abrahams, mentre a imporsi nei 400 fu il suo amico e rivale Eric H. Liddell, che da quel giorno divenne per tutti il «pastore volante».
Figlio di un evangelizzatore trasferitosi in Cina, Liddell è stato senz’altro un predestinato della corsa, ma soprattutto un uomo di Chiesa dalla fede talmente granitica che alla domanda su come avesse fatto a ottenere quell’inattesa vittoria rispondeva: «Ho fatto i primi 200 più veloce che potevo. Poi gli altri 200 con l’aiuto di Dio». Confessione che racconta già molto di un uomo che alla fama sportiva, all’amore della famiglia e forse alla vita stessa antepose sempre i doveri di un missionario, adempiuti con uno stoicismo che non vacillò neppure al cospetto delle rinunce più dolorose e dei cospetti più drammatici. Come il campo di prigionia di Weihsien dove, nel corso della Seconda guerra mondiale, si concluse la sua breve esistenza.
Il fatto che Duncan Hamilton abbia posto una figura come la sua al centro di un’indagine storica così poderosa suggerisce che la vera gloria non si concentra in pochi momenti della biografia di un uomo, ma si costruisce giorno dopo giorno, grazie alla scelta rivoluzionaria di dedicarsi al prossimo nelle retrovie dell’anonimato.